sabato 11 febbraio 2017

La Brexit e l’assurdo capolavoro laburista

La Brexit passa alla Camera dei Comuni, e Theresa May può far scattare a marzo l’inizio delle trattative con la UE per l’applicazione l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.
Il capolavoro dello  schiacciante voto favorevole (494 a 122) è stato determinato da Jeremy Corbyn (leader laburista),  che in nome del rispetto della volontà popolare ha detto Sì alla Brexit;  anche se lui stesso era stato contrario al momento del referendum ed una buona parte del suo partito sosteneva di  continuare ad opporsi nella sede del Parlamento .
Capolavoro di Corbyn,  che ha determinato  la bocciatura di tutti gli emendamenti messi sul tavolo dalle opposizioni per cercare almeno di limare il testo: ultimo quello che mirava a fissare per iscritto a priori gli impegni del governo a tutelare anche in futuro i cittadini Ue residenti nel Paese.
 Con l’adesione dei laburisti alla Brexit e diventata isolata la posizione degli scozzesi  dell’Snp, posizione che è stata ribadita con la sfida di rilanciare nuovamente la secessione dal Regno Unito. 
 Se i laburisti avessero votato tutti no alla Brexit in Parlamento, molto probabilmente perdevano lo stesso;  ma almeno  avrebbero dimostrato di voler raccogliere la volontà di rappresentare i  cittadini britannici che avevano votato contro l’uscita dall’Europa il 48.1%.  
 Probabilmente Corbyn ha pensato che una parte della sua base laburista era a favore della Brexit e con la scusa del rispetto del risultato elettorale ha voluto mantenere un risicato equilibrio nel suo partito negando le sue stesse posizioni.   
 Non era certo un suo compito sostenere il governo May in questa fase e non è certo compito di leader di partito quello di essere codista nei confronti del popolo;  un leader politico deve in qualche modo indicare la strada che ritiene giusta pagando anche il prezzo della non popolarità.

Francesco Z. 

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