sabato 16 gennaio 2016

stepchild adoption – coppie e scienza


Visto che stepchild significa in inglese figliastro, letteralmente s’intende l’adozione del figliastro; meccanismo giuridico che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno. Se parlassimo in italiano qualche equivoco in meno ci sarebbe. Chiarito ciò, diciamo che il ddl Cirinnà (proposta di legge che prende il nome dal primo parlamentare firmatario) sulle unioni civili vuole prevedere tale adozione anche per le coppie omosessuali.

 Non si tratta dunque di adozione in toto per le coppie omosessuali, ma di capacità di adozione di figli già esistenti e che sono stati già giuridicamente riconosciuti per un membro della coppia.
 Se i figli si fossero continuati a fare solo facendo sesso direttamente il problema sarebbe molto contenuto, e si potrebbe sempre risalire a un qualche ricordo del fatto accaduto. Il problema è che ci sono, e ci saranno sempre di più, i figli della scienza. Diciamo che esistono coppie eteresosessuali che ricorrono alla procreazione assistita dalla scienza; che ci sono coppie di femmine assistite dalla scienza, e che ci sono donne sole che possono procreare assistite dalla scienza.
 La scienza,  “ che poi non è tutta ‘sta scienza”:  in alcuni casi semplici si limita a prendere degli spermatozoi e infilarli dove la natura aveva già previsto che s’infilassero; nei casi più complicati combina fuori ovuli e spermatozoi e poi li infila sempre nel solito posto. Ancora la scienza non è riuscita ad inventare una incubatrice meccanica che fa il lavoro della femmina per i nove mesi, forse in futuro ci riuscirà, ne dubito.
  In pratica la scienza è riuscita a mettere insieme il tratto biologico del maschile e il tratto biologico del femminile e poi ricorre un alloggiamento femminile che può essere quello della portatrice dello stesso tratto biologico; ma può essere, in mancanza, anche quello di un femminile terzo. In pratica la scienza non ha inventato nulla in materia di procreazione,  ha solo meccanicamente unito delle possibilità vitali separate e le ha combinate insieme.
 La scienza non riesce ad eliminare il contributo del femminile e il giuridico non può impedire al femminile di procreare, questo è lo stato di fatto.  Se una coppia di maschi o un solo maschio vuole ricorrere alla procreazione con l’aiuto della scienza deve necessariamente trovare un contributo femminile.
 Quegli accidenti di maschi che hanno la facoltà di moltiplicarsi, dopo  un po’ di seghe e con ignoti spermatozoi depositati  in diverse banche, non possono determinare una procreazione se non arriva l’aiuto di una femmina che per nove mesi circa si sobbarca alla fatica di genitrice.
 Il paradosso scientifico-giuridico delle società moderne può portare a un bambino fino a cinque genitori: genitore per i tratto biologico maschile + genitore per tratto biologico femminile + genitore per il contributo di nove mesi di gestazione + più eventuali due genitori adottivi.
  L’uso esplicito del linguaggio può dare fastidio a qualche perbenista, progressista o tradizionalista che sia; ma purtroppo è la realtà, ed è una realtà che continuerà a produrre i suoi effetti. E attorno a questa realtà circolano interessi di società e imprese che operano nel settore della riproduzione assistita; e un gran nuvolo di giuristi e politici che si spremono il cervello per trovare leggi con articoli e commi.
Giuristi e parlamentari in questo momento si spremono il cervello sulla questione adozioni per le coppie dello stesso sesso; i contrari all’adozione dicono che lasciando libera l’adozione dei figli dell’altro coniuge si darebbe la stura alla pratica dell’utero in affitto. In pratica chi ha denaro può arrivare a mercificare anche l’utero, si viene a combinare la potenza della scienza con la potenza del denaro.
 Nessun contratto di utero in affitto è giuridicamente possibile; la madre che porta a compimento una gravidanza è sempre madre a tutti gli effetti ed ha il diritto naturale ed inviolabile di tenersi il figlio partorito. Il contratto però viene a determinarsi nei fatti con il disconoscimento o abbandono che può fare la madre subito dopo la nascita. Tale disconoscimento, che è stato considerato, perfino dai cattolici un istituto possibile, porta nei fatti alla conclusione un eventuale “contratto” che non aveva nessun valore giuridico.  Tale pratica pur minima è stata attuata nel passato anche senza l’intervento della scienza: il signorotto che non poteva avere un figlio dalla propria moglie, lo faceva con la serva che poi l’abbandonava, e veniva adottato dalla coppia dei signori. Niente di nuovo sotto il sole per chi ha avuto potere e denaro.  
  Ma considerati tutti gli elementi che di fatto esistono e che continueranno a produrre i loro effetti, le norme debbono tutelare i figli:  che siano naturali o con l’aiuto della scienza, i figli sono uomini. Questi uomini bambini vanno rispettati, sono il centro del diritto dell’umanità, vanno aiutati a diventare uomini, ed hanno diritto alla verità
 Allora diciamo che occorre avere cura di ciò che è umano, i genitori che s’impegnano ad avere cura rispondono al bambino e rispondono per queste cure a tutta la società. Il primo genitore che ha riconosciuto il bambino può dare il consenso al secondo genitore che potrà adottarlo; dopo di ciò il bambino avrà due persone umane adulte che sono diventati obbligati per la società a prendersene cura. Le due persone che si prendono cura del bambino sono qualcosa di più di maschio e femmina, sono due esseri umani responsabili a cui la stessa società richiede una responsabilità. L’atto di riconoscimento o di adozione è un impegno,  un grande giuramento.
 Se riflettiamo sul ruolo della paternità possiamo trovare una soluzione a questi problemi. E’ padre chi si prende cura del bambino e lo aiuta fino a che diventa adulto. Dopo che il bambino è nato la stessa madre diventa nei fatti padre del bambino e a volte lei da sola riesce molto bene ad adempiere a questo ruolo. Dunque è padre il padre biologico all'inrerno del matrimonio, ed è padre la stessa madre naturale; può essere padre un’altra donna o un altro uomo che si prende cura del bambino sull’onore; deve essere padre la società stessa che deve prendersi cura del bambino e anche del necessario aiuto da dare ai genitori per un lavoro e una casa. L’esercizio della paternità, che pare diventato debole nella nostra società,  va ricondotto ad un esercizio di responsabilità sull’onore individuale e ad un esercizio di responsabilità sull’onore collettivo della società stessa.
Francesco Zaffuto

1 commento:

  1. Mi sono piaciute molto le tue parole, ma il timore, fondato, è che questa mancanza di senso della paternità che tocca diversi strati della società e gli appartenenti al mondo della politica sia molto difficile da recuperare o meglio si è incuranti davanti alla questione.

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